Tra i più celebri autori latini di Roma antica spicca la figura di Marco Tullio Cicerone. Vissuto all’epoca di Cesare, Cicerone ha fatto grande l’oratoria romana.

Chi era Marco Tullio Cicerone?

Incubo di tutti gli studenti nelle versioni di latino e vanto della cultura di Roma antica per la sua eloquenza, Marco Tullio Cicerone è probabilmente uno degli autori latini più famosi della storia. Nato ad Arpino (oggi in provincia di Frosinone) nel 106 a.C., Cicerone si distinse in opere militari per gli eserciti di Strabone e Silla durante la Guerra sociale. Questo gli permise poi di avviare una luminosa carriera di avvocato, iniziata negli anni Ottanta del I secolo a. C. Le orazioni di Cicerone rimangono nella storia, e probabilmente sono tra le sue opere più note e più tradotte.

Cicerone

Dopo la morte di Silla (il quale aveva poi inserito Cicerone nelle liste dei suoi principali nemici, ai quali comminava l’esproprio dei beni se non addirittura la pena di morte) l’oratore di Arpino poté tornare a Roma e iniziare la carriera politica. Scalando rapidamente le cariche della Repubblica, Cicerone divenne console nel 63 a.C. In quell’anno si trovò a dover fronteggiare la temibile congiura di Catilina, nella quale anche molti cesariani erano stati coinvolti.

Dopo vari rovesci di fortuna e dopo la morte di Giulio Cesare nel 44 a. C., Cicerone si trovò in piena guerra civile a dover prendere le parti di uno dei due contendenti. Il contrastare Marco Antonio gli costò la vita: un anno dopo la morte di Cesare, Cicerone venne raggiunto nella sua villa di Formia e fatto giustiziare dai sicari di Antonio.

Il rapporto con Cesare e la disputa con Sallustio.

Roma antica è una fucina inesauribile di menti geniali, e certo Cicerone non fu l’unico grande scrittore del suo tempo. Il I secolo a.C. fu dominato anche dalla personalità di Sallustio, rigido e austero cesariano che descrisse nei minimi particolari la vicenda della congiura di Catilina.

Sallustio fu sempre dalla parte opposta rispetto a Cicerone, così come lo fu Cesare. L’arpinate sospettò persino un coinvolgimento diretto di Cesare nella congiura per il colpo di Stato, ma non riuscì mai a dimostrare queste sue illazioni con prove certe.

Sallustio e Cicerone erano avversari e divisi anche sul piano letterario. Il primo si è sempre fatto promotore di una prosa estremamente ricca di subordinate e incisi, una prosa pantagruelica in cui tutte le parti del discorso sono presenti in un ordine gerarchico a scatole cinesi. Il secondo, invece, fu maestro di asciuttezza e sobrietà, non eccedendo mai nei toni e facendo della sottrazione, più che dell’addizione, il suo vero punto di riferimento.

Le opere principali di Cicerone.

Cicerone fu un autore straordinariamente prolifico, cosa che tra gli autori latini di Roma antica è del tutto normale, ma singolare se applicata alla persona specifica. Cicerone era infatti estremamente impegnato nel suo mestiere prima forense e poi politico: come trovava il tempo di scrivere così tanto?

Va detto che molte delle sue opere più conosciute sono orazioni, ovvero ciò che noi oggi chiameremmo arringhe. I discorsi in favore dei suoi assistiti o contro gli accusati venivano concepiti come opere d’arte vere e proprie, tanto che sono passate alla storia. Dalle Catilinarie alle Verrine (le orazioni contro Verre, il governatore corrotto della Sicilia), dalla Pro Sextio Roscio Amerino in difesa di un uomo accusato di parricidio alla Pro Archia per prendere le parti dell’omonimo poeta di Antiochia, tutte le orazioni di Cicerone sono opere di alta letteratura.

Cicerone, altra caratteristica comune tra gli autori latini, si occupò anche di filosofia. Celebri sono i suoi scritti Sulle leggi, Cato Maior de senectute incentrato sulla vecchiaia oppure il Laelius de amicitia, che riprende i concetti aristotelici di amicizia tra uomini di pari rango sociale.

Cicerone nella storia: perché noi oggi lo studiamo ancora?

Dalla sua vita nella Roma antica, Cicerone continua a perseguitare gli studenti moderni di latino. Perché è ancora così tanto studiato al liceo e tradotto?
La sua forza sta proprio nella sua prosa. L’apparente disordine di subordinate, incisi, ellissi, ablativi assoluti e altre costruzioni perifrastiche allena la mente dello studente e la rende più avvezza agli scherzi sintattici del latino.

 

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Cicerone, il più grande avvocato di Roma.