Nel “De brevitate vitæ” il maestro di lingua latina esprime il suo pensiero sulla vita, sulla schiavitù e sulla libertà dell’uomo

Lucio Anneo Seneca, chi era costui?

Seneca è stato uno dei più grandi autori latini della storia. Amato dagli appassionati di classici e perlopiù odiato dagli studenti per il fatto di essere protagonista di molte traduzioni, Lucio Anneo Seneca era figlio di un omonimo autore ed era nato a Cordoba, nella penisola iberica, nel 4 a.C.
Noto per le sue opere di filosofia e per aver fatto da precettore all’imperatore Nerone, il binomio più conosciuto è sicuramente quello di Seneca e la schiavitù. Il filosofo, infatti, dedicò tutta la sua vita agli studi sul comportamento dell’uomo e sulle sue virtù morali.

Tra le frasi di Seneca (leggi qui come tradurle al meglio!) più famose ci sono quelle che riguardano appunto il comportamento umano, come ad esempio Il maggior ostacolo del vivere è l’attesa, che si basa sul domani ma spreca l’oggi. Seneca fu celebre anche per la sua fiera critica e per la sua mancanza di paura nei confronti del potere. Quando dovette scagliarsi contro l’imperatore Claudio lo fece nella sua Apokolokyntosis, letteralmente Ascesa al cielo di una zucca (sottinteso: vuota), dove appunto paragonava l’imperatore morto a una zucca, sinonimo di stupidità.

 

Seneca e il De brevitate vitæ.

Tra le opere di Lucio Seneca la più famosa è sicuramente il De brevitate vitæ, Sulla brevità della vita. Qui si possono trovare numerose delle frasi di Seneca celebri, nonché un’apoteosi del suo pensiero. Secondo Seneca, infatti, la vita è breve non perché ci viene concesso poco tempo per vivere, ma perché la stragrande maggioranza di quello che ci viene concesso lo sprechiamo in attività inutili. La ricerca di gloria, di fama e di denaro, per esempio, è avversata da Seneca.

L’unico modo, dice il maestro iberico, per non essere ridotti in schiavitù è quello di perpetrare la filosofia. Il pensiero critico libera la mente e dirige l’azione retta dell’uomo. Inoltre, impiegando il proprio tempo nella filosofia si è sicuri che esso vada impiegato in un modo costruttivo e non sprecato in attività della vita terrena.

Schiavitù dell’uomo e morte del filosofo: che fine ha fatto Seneca?

Sempre per parlare del tema di Seneca e la schiavitù non si può non menzionare la morte di Seneca. Il filosofo fu precettore di Nerone quando era molto giovane su richiesta della madre di lui, Agrippina. Noto per il suo carattere irascibile e non perfettamente stabile, Nerone non ci pensò due volte a far giustiziare sua madre quando la iniziò a ritenere scomoda per le sue mire di governo. Nonostante questo, Seneca gli rimase al fianco e continuò a istruirlo.

Dopo un regno di cinque anni, conosciuto come il quinquennio aureo o quinquennio del buon governo, Nerone iniziò la sua campagna di odio verso i suoi nemici, nonché il ciclo delle sue stravaganze (tra cui vari matrimoni con liberti di corte, nei quali l’imperatore impersonò ora l’uomo, ora la donna, grazie a sapienti travestimenti).

Allontanatosi sempre di più da Nerone, Seneca si ritirò a vita privata, portando a compimento l’apoteosi della sua libertà. Peccato che la sua sudditanza all’imperatore non era affatto finita. Come ultimo colpo di coda, Nerone riuscì a far passare Lucio Seneca come il responsabile di una congiura e a costringerlo al suicidio assistito.

Perché studiare Seneca ancora oggi.

Lucio Seneca è un filosofo del I secolo d.C., ma risulta attuale ancora oggi. Non solo le frasi di Seneca sono delle massime di vita da applicare anche nel quotidiano, ma anche i suoi pensieri sono universali e trascendono il tempo.

Studiare Seneca oggi è ancora importante e ancora regala emozioni, sia agli esperti che ai giovani studenti. Non a caso Seneca è anche uno degli autori più tradotti nelle versioni di maturità. Insomma, meglio conoscerlo bene!

 

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Seneca e la schiavitù, il pensiero filosofico del maestro iberico.