Nell’«officina» della traduzione, i paradigmi latini rappresentano uno strumento imprescindibile, perché compaiono nel dizionario e sono il punto di partenza per l’analisi dei modi e dei tempi dei verbi latini.

Perché «paradigma»?

Cosa significa esattamente il termine «paradigma»? Ebbene, la sua origine è greca ed equivale a «esempio», «modello». I paradigmi latini, quindi, sono esempi, modelli di riferimento per il traduttore che in essi individua immediatamente le prime informazioni su alcuni tempi, su alcuni modi, sulla coniugazione e, elemento basilare, sul significato. Nel dizionario i verbi latini appaiono come un’insieme di cinque forme, separate da virgole, secondo il seguente schema:

Schema paradigmi latini

Come si può vedere, i paradigmi latini forniscono subito l’indicazione della coniugazione, che si riconosce dall’uscita dell’infinito presente:

  • are > prima coniugazione
  • ēre > seconda coniugazione
  • ĕre > terza coniugazione
  • ire > quarta coniugazione

La coniugazione.

Dai paradigmi, quindi,  possiamo individuare la coniugazione dei verbi latini, che rappresenta i modelli di cambiamento di desinenze, allo stesso modo di quanto avviene per i nomi, gli aggettivi o i pronomi.

I tempi e i modi.

I paradigmi latini, come si può notare dall’esempio in tabella, forniscono un’indicazione importantissima anche a proposito dei tempi e dei modi: essi segnalano il tema del presente [tempo] indicativo [modo] e del perfetto [tempo] indicativo [modo]. Il tema è la parte della parola che si ottiene togliendo la parte finale della parola, cioè la desinenza.

Nel nostro caso:

  • clamo > tema del presente clam– / tema del perfetto clamav– / tema del supino clamat
  • deleo  > tema del presente del– / tema del perfetto delev-/ tema del supino delet
  • colo > tema del presente col– / tema del perfetto colu– / tema del supino cult
  • audio > tema del presente aud– / tema del perfetto audiv– / tema del supino audit

Dal tema del presente si formano i seguenti modi e tempi : indicativo imperfetto, indicativo futuro, imperativo, congiuntivo presente, gerundio, gerundivo, infinito presente, participio presente.

Dal tema del perfetto si formano i seguenti modi e tempi: indicativo perfetto, indicativo piuccheperfetto, indicativo futuro anteriore, congiuntivo perfetto, congiuntivo piuccheperfetto, infinito perfetto.

Il «supino».

La quarta forma dei paradigmi latini, il supino, è una voce anomala, non si può considerare un tempo ed è un modo che non ha una particolare funzione come gli altri modi. L’unico suo valore nella traduzione è quello di proposizione finale implicita.

Nonostante ciò, il supino fornisce due importanti indicazioni:

  • dal punto di vista grammaticale, perché dal supino si forma il participio perfetto e il participio futuro.
  • dal punto di vista semantico, perché spesso i verbi latini al presente non permettono di risalire immediatamente al significato, o almeno il loro suono non è familiare; il supino, invece, si avvicina a certe forme in uso nella lingua italiana corrente e permette di individuare a grandi linee il significato.

Vediamo qualche esempio:

  • Il verbo consĭdo non comunica immediatamente, al presente, il suo vero significato, perché la voce non «suona» familiare nella lingua italiana corrente. Ma se consideriamo il paradigma  «consĭdo, is, consēdi, consēssum, considĕre», possiamo notare che il supino, consēssum, ha nella lingua italiana una voce che lo ricorda: «consesso», cioè «riunione solenne di persone importanti». Ecco che il significato, tanto atteso, spunta fuori da una forma del paradigma. Infatti il verbo consĭdo significa «sedere insieme».
  • Il verbo statuo non ha un riferimento immediato come «voce» nella lingua italiana corrente. Dal paradigma «statuo, is, statui, statūtum, ĕre», ricaviamo che il supino, statūtum, ha un corrispondente in italiano nel temine «statuto», che si può definire « insieme di princípi intesi a regolare enti pubblici e privati». Tale insieme di princípi viene stabilito, deciso e fissato da un gruppo di persone. In effetti il significato del verbo latino statuo è «fissare», «decidere», «stabilire».
  • La voce del presente indicativo del verbo latino tango è incomprensibile ad una prima lettura nella nostra lingua corrente. Dal paradigma «tango, is, tetĭgi, tactum, ĕre», ricaviamo che il supino, tactum, ha un corrispondente in italiano nel temine «tatto», che sappiamo essere « uno dei cinque sensi». È quindi evidente il richiamo diretto del termine italiano al supino del paradigma latino.

In definitiva, come si può notare, i paradigmi latini forniscono informazioni fondamentali per vari scopi, per la traduzione, per comprendere i modi e i tempi verbali ed anche per arricchire il lessico.

Vi attendiamo numerosi al prossimo articolo che sonderà altre caratteristiche della lingua latina!

Paradigmi latini: modelli di riferimento per la formazione di modi e tempi verbali.